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Conosciamo la riforma dei licei della Gelmini

21 aprile 2010 No Comment

riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo del Cons. Reg. Stefania Fuscagni sulla riforma dei licei recentemente approntata dal Min. Gelmini

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In molti Consigli Comunali della nostra Regione, la sinistra sta presentando mozioni volte a colpire i punti salienti della Riforma Gelmini. Ho pensato di inviarVi alcuni punti che ritengo possano esserVi utili per fare fronte al dibattito in Aula e non solo.
Le “accuse” che vengono mosse alla Riforma sono: 1) è una Riforma che depotenzia la scuola pubblica ed è frutto di tagli indiscriminati al sistema scolastico nazionale; 2) è una Riforma classista; 3) è una Riforma che impoverisce l’offerta formativa.
Le obiezioni sono piuttosto evidenti.
Primo punto: è una Riforma che depotenzia la scuola pubblica ed è frutto di tagli indiscriminati? Falso.
Non esiste nessun attacco alla scuola pubblica statale che in Italia rappresenta- per il segmento delle superiori- oltre il 96% di tutta l’offerta formativa nazionale. Le razionalizzazioni che portiamo avanti erano già state stabilite nel Libro Bianco per la scuola e firmate dal Ministro dell’Istruzione di allora – Giuseppe Fioroni – e dal ministro dell’economia Padoa Schioppa. E’ tempo di guardare il sistema scolastico nazionale con oggettività facendo sì che la scuola non diventi un “campo di battaglia” politico ed ideologico. I fatti ci dicono che la nostra scuola oggi ha delle carenze strutturali che sono frutto di un sistema che ha investito risorse senza mai valutare i risultati, che ha moltiplicato sperimentazioni mai portate a sintesi, che non seleziona il corpo docente (che avanza di carriera per anzianità e non per merito). Se guardiamo i dati internazionali vediamo che lo Stato italiano non investe meno risorse di altri Stati, ma – a differenza degli altri Paesi- in Italia non sono previsti contributi privati significativi e, soprattutto, ci sono molti più docenti che nel resto d’Europa. Prova ne è che il sistema scolastico italiano spende il 98% delle risorse in personale docente e amministrativo e solo il 2% tra innovazione e sicurezza. Noi crediamo che le razionalizzazioni fatte – previste anche dal centro-sinistra a dimostrazione di una situazione oggettiva- siano di buon senso e siano frutto di una scelta precisa: portare la media del rapporto alunni-docenti a quella degli altri Paesi europei, non far moltiplicare il precariato in maniera abnorme come ha fatto la sinistra in questi anni, non esternalizzare le funzioni di manutenzione che possono essere fatte dal personale che già paghiamo perché assunto regolarmente, uscire dalla “furbata” di fare ore di lezione di 50 minuti anziché di 60 per “occupare” più docenti. Se c’è stato qualcuno che ha depotenziato la scuola pubblica- che per noi deve essere intesa come “pubblica statale” e “pubblica non statale”- è chi, fino ad oggi, ha messo al centro della scuola non il diritto dei ragazzi ad imparare e crescere, ma le esigenze sindacali di docenti e precari.
Secondo punto: è una riforma classista? Falso. Anzi, è una Riforma che, come vedremo, restituisce dignità alla formazione professionale, combatte la dispersione scolastica, tiene aperto e costante il dialogo tra il mondo della scuola e quello del lavoro.
Terzo punto: è una Riforma che impoverisce l’offerta formativa? Falso.
La filosofia della Riforma Gelmini è molto chiara: portare a sintesi un sistema scolastico che nel 2008 era arrivato a prevedere 790 sperimentazioni che determinavano parcellizzazione educativa e formativa e che non servivano certo agli studenti. Prova di questo è che sulla semplificazione degli indirizzi l’Italia è stata richiamata dall’Europa innumerevoli volte. Del resto avere una scuola che prevede quasi 800 indirizzi sperimentali (mai valutati negli anni) e al tempo stesso non garantisce occupazione per le giovani generazioni, significa avere una scuola che deve essere riformata con decisione.
Venendo al merito: che cosa cambia con la Riforma Gelmini? L’impianto generale rimane il medesimo, ma con degli aggiustamenti ormai non più rimandabili.
Il sistema dei licei viene rafforzato nelle materie legate alla matematica e alle lingue comunitarie senza perdere la specificità disciplinare e tenendo aperto il contatto con il mondo del lavoro.
Il sistema della formazione tecnica viene fortemente semplificato negli indirizzi, ma rafforzato nelle discipline sia di base che specifiche uscendo dalla logica secondo la quale gli istituti tecnici sono “licei di serie b”, per dare ai tecnici una vera e propria autonomia e dignità come in tutti i Paesi europei.
Il sistema della formazione professionale viene rafforzato dando- come il titolo V della Costituzione prevede- centralità alla regioni, agli enti locali e al territorio. In questo senso sarebbe opportuno che la Regione Toscana cominciasse a fare investimenti seri su un aspetto di sua spettanza facendo come molte altre Regioni hanno già fatto e cioè percorsi veri di collegamento tra territorio e formazione per dare competenze al mondo del lavoro e lavoro ai giovani.
Per tutti gli indirizzi, siano essi liceali che tecnici che professionali, viene garantita – nel rispetto dei piani disciplinari e delle singole vocazioni- una relazione stretta con il mondo del lavoro e una preparazione forte e competitiva sia nell’insegnamento di almeno due lingue comunitarie che nell’informatica e le nuove tecnologie.
La scuola che avremo sarà ricca nell’offerta formativa, ma non confusa.
Sei Licei: classico- scientifico- linguistico- artistico- musicale e coreutico- scienze umane I Nuovi tecnici:
Ci saranno due settori:
A) il settore economico, a sua volta suddiviso in più indirizzi: amministrativo, finanziario, marketing e turismo B) il settore tecnologico, a sua volta suddiviso in più indirizzi: meccanica, meccatronica, emergia, trasporti, logistica, elettronica, elettrotecnica, informatica, telecomunicazioni, grafica, comunicazione, chimica, materiali, biotecnologie, sistema moda, agraria, agroalimentare, agroindustria, costruzioni, ambiente, territorio.
I Nuovi professionali:
vi saranno molteplici ma coerenti indirizzi: produzioni industriali e artigianali, manutenzioni e assistenza tecnica.
E’ forse questa un’offerta formativa povera? No, assolutamente. E’ un’offerta formativa seria, realistica e non confusa.
Tutto il resto, davvero, è solo polemica.
In questi anni troppe criticità sono state “dimenticate” volutamente: il problema di una scuola che non prepara al mondo del lavoro; il fatto che chi può permetterselo si paga privatamente le lezioni di inglese – magari andando all’estero- e chi non può permetterselo rimane indietro; il dato che i docenti migliori sono al pari dei peggiori sia in termini di carriera che di stipendio e ciò significa umiliare il merito e non incentivare il sistema; il fatto che in Europa si valutano gli studenti, di docenti, i dirigenti e gli istituti mentre in Italia si valutano solo- e non raramente con eccessiva generosità- gli studenti mentre il sistema scuola è immune dalla valutazione e dalla misurazione dei risultati impedendo non solo la premialità, ma anche la possibilità di far migliorare la didattica e l’offerta formativa. Non solo: nessuno fino ad oggi ha pensato che se il 98% delle risorse vanno in stipendi e solo il 2% in innovazione e sicurezza significa che abbiamo sbagliato priorità; che se la dispersione e la disoccupazione sono ai massimi livelli significa che dobbiamo intervenire con determinazione; che se più della metà dei ragazzi trova lavoro in settori che non corrispondono con il loro profilo formativo significa che la distanza tra la scuola ed il mondo del lavoro è davvero un problema enorme; che se i precari si moltiplicano senza dare loro prospettive vere non si fa né il bene dei precari, né quello della scuola.
Se poi, per provocazione, si dice che alcune scuole del Vostro territorio hanno chiesto ai genitori soldi per fare fronte a spese correnti dicendo che causa di ciò sono i tagli del Governo, allora abbiate il coraggio dire: quante scuole non hanno chiesto niente dimostrando di avere sufficienti risorse? Chi chiede soldi, ha forse problemi economici o, invece, ha problemi amministrativi imputabili non al Governo ma a chi è chiamato direttamente ad amministrare? Non solo: negli anni passati queste scuole che oggi chiedono soldi, avevano già chiesto fondi? Visto che c’è l’autonomia amministrativa non sarebbe bene che facessero vedere i loro bilanci ai genitori degli ultimi 5 anni?
Nessuno nega che ci siano situazioni delicate e anche difficili, ma di certo per risolvere le criticità serve il coraggio delle scelte.
Il PDL queste scelte le ha fatte.
Per ogni approfondimento potete consultare il sito www.elettipdltoscana.it (sezione scuola), oppure http://nuovilicei.indire.it

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