L’intervento di Bertolaso alla Camera sull’alluvione del Serchio
giovedì 21 gennaio nel pomeriggio il sottosegretario Bertolaso ha riferito in aula rispetto agli eventi meteo della fine del 2009 che hanno interessato in particolare le zone di Pisa e Lucca.
Dal 20 dicembre abbiamo iniziato ad avere problemi in Toscana, soprattutto nelle province di Lucca, Pistoia, Pisa, Prato ed anche altre, come Massa Carrara che reclama danni nell’ambito provinciale. Tali situazioni sono trainate da una locomotiva – da questo punto di vista negativa – che, nel caso della Toscana, si chiama fiume Serchio, che ha creato i maggiori problemi in quelle province.
Nella zona a monte del fiume Serchio, infatti, fra il 21 e il 26 dicembre, è caduta molta acqua. Per darvi alcune statistiche: a Orto di Donna (la stazione dove abbiamo i pluviometri), in provincia di Lucca, sono caduti, in quattro giorni, 665 millimetri d’acqua; a Campagrina, sempre in provincia di Lucca, 622 millimetri. Pertanto, quantitativi che abitualmente si registrano in un anno sono stati registrati in quattro giorni.
Questo, ovviamente, ha creato una serie di problematiche e se la prima ondata, precedente al giorno di Natale, è stata sopportata dal Serchio, la seconda, invece, che è proprio quella della giornata di Natale, ha fatto precipitare la situazione. Se il 23 dicembre l’onda di piena del Serchio è arrivata a 9,5 metri (e lì la situazione, fortunatamente, è rimasta tranquilla), il secondo evento, invece, dovuto all’intensificarsi dei fenomeni di precipitazione, che, ovviamente, si sono associati ad una incredibile saturazione dei suoli, purtroppo ha creato la mattina del 25 dicembre diverse problematiche, quali la rottura degli argini a Bagni di Lucca e a Vecchiano, in località Nodica, quando il livello del Serchio ha raggiunto il suo record storico mai registrato (almeno a memoria d’uomo) di undici metri al di sopra del suo normale livello.
Tutto sommato, possiamo anche dire che, per quello che è accaduto e per quello che avrebbe potuto essere lo scenario, è andata anche bene, perché vi sono state tre brecce sul Serchio, due a Lucca e una a Vecchiano. La breccia di Vecchiano è quella che ha creato maggiori problemi; si è trattato di una rotta di 163 metri – altro fatto incredibile per un fiume come il Serchio – che, tra l’altro, non è avvenuta in una curva o in un’ansa del fiume, come sarebbe stato anche comprensibile, ma lungo l’asta dritta del fiume, a significare che c’è stato proprio un cedimento strutturale che va ancora studiato, ma che probabilmente dobbiamo far risalire anche ad una carenza di manutenzione dell’argine medesimo. La rotta, come ho detto, è stata di 163 metri, ma la cosa ancor più incredibile è che abbiamo avuto una depressione rispetto al livello dell’argine, quindi al letto del fiume, di quattro metri, che ha reso ancora più complicato il lavoro di intervento – di cui vi dirò subito – per ripristinare immediatamente l’argine, prima che nei giorni di capodanno potesse accadere qualcosa di davvero drammatico.
Ma andiamo per gradi. Il 25 dicembre, quindi, abbiamo avuto trenta chilometri quadrati di totale e rapidissimo allagamento dell’area. Sono andate sott’acqua case, attività produttive e infrastrutture, in particolare, come sappiamo, la via Aurelia, la strada statale n. 1, e anche l’autostrada A12 in prossimità della zona di Migliarino, vicino al casello di Pisa nord.
L’esondazione ha causato anche l’alluvionamento dell’area di bonifica e, quindi, il rialzo dell’area di bonifica di Migliarino, collegata direttamente con il lago di Massaciuccoli. Se andate a prendere una mappa del lago di Massaciuccoli del 1800, potete vedere che il lago arrivava ben oltre la località di Migliarino. È stata realizzata una bonifica in un certo modo e oggi il lago di Massaciuccoli copre una superficie che è pari a un terzo rispetto al suo letto originario. Di fatto possiamo semplicemente dire che, a causa di questa rotta, il lago si è ripreso lo spazio che aveva un secolo fa. Tutto ciò ha creato i problemi che vi ho descritto, oltre al rischio di esondazione nella frazione di Torre del Pag. 56Lago, compresa la famosa casa di Puccini, e anche nel comune di Viareggio e di Massarosa. Questi sono i danni che abbiamo registrato nel Serchio.
Abbiamo poi registrato oltre 360 situazioni di criticità, oltre 360 frane, nella provincia di Lucca in particolare, ma anche nelle province di Massa e Pistoia. La Garfagnana è stata la zona che ha subito una «mitragliata» di frane in tutti i suoi comuni, le principali delle quali hanno interessato Castelnuovo di Garfagnana. A Santa Maria del Colle, frazione del comune di Lucca, 160 persone sono state evacuate e tutte le loro abitazioni sono andate a finire sott’acqua, perché in quel punto il Serchio ha rotto in due punti.
Questo è lo stato dell’arte. Dovrei descrivervi tutto quello che abbiamo fatto in questi giorni a La Spezia, a Modena, a Pisa e a Lucca, ma vi risparmio la descrizione.
Ricordo che era il giorno di Natale e abbiamo lavorato di fatto fino all’Epifania, senza interruzione, impiegando tutto il personale a disposizione del Dipartimento e richiamando anche alcune persone da L’Aquila per cercare di gestire situazioni che, altrimenti, avrebbero potuto essere molto più critiche. Dalla notte di Natale il vicecapo del Dipartimento della protezione civile, professor De Berardinis, prima si è posizionato a La Spezia per seguire il Magra e poi nella prefettura di Pisa, per lavorare insieme alle autorità locali per la gestione del problema del Serchio.
Il 27 dicembre sono andato a controllare la situazione di Lucca e di Pisa; ho fatto riunioni con i prefetti, con i presidenti delle province, con i sindaci, soprattutto con quelli di Lucca e di Vecchiano. Quest’ultimo, infatti, è il rappresentante della comunità che ha subito indubbiamente i problemi maggiori. Nel mio sopralluogo del 27 dicembre ho visto ciò che era accaduto sul fiume, con la rotta di 163 metri e con la depressione di quattro metri, e ho capito che l’intervento di ripristino dell’argine sarebbe stato estremamente problematico. Vi devo confessare che mi sono preoccupato molto perché le nostre previsioni del tempo davano, già per la fine dell’anno – e quindi entro 2-3 giorni a partire da quel momento – una nuova situazione estremamente critica, con l’arrivo di un’altra perturbazione molto seria e difficile. Pertanto, era imperativo ripristinare questo argine prima del 30 dicembre, altrimenti avremmo avuto gravissimi rischi e problemi per tutta quella zona, ma anche per Viareggio, perché nella rotta di Vecchiano si sarebbero riversati milioni e milioni di metri cubi d’acqua nel lago di Massaciuccoli che, essendo già oltre i limiti di soglia massima sopportabile, sarebbe immediatamente esondato e le cui acque sarebbero arrivate tranquillamente al mare, attraversando, però, la città di Viareggio.
Di ciò mi sono reso conto il 27 dicembre. Ho chiesto che si attivasse immediatamente un intervento speditivo per sistemare l’argine di questo fiume. Sono tornato, come è noto, il 28 sul posto e mi sono reso conto che i lavori stavano andando a rilento e che non avremmo mai potuto finire per tempo. A quel punto abbiamo, come Dipartimento per la protezione civile, preso in mano la situazione lasciando sul posto i nostri tecnici e lavorando in particolare con la provincia di Pisa e coinvolgendo il genio militare dell’esercito e il mondo del volontariato, mettendo in piedi un piano speditivo di vera e propria emergenza. Infatti, da un lato, si lavorava per ripristinare questo argine e, dall’altro, non avendo la certezza che l’argine sarebbe stato ripristinato, abbiamo cominciato a organizzare i piani di evacuazione per Massarosa, per Torre del Lago e per la stessa Viareggio, perché non potevamo essere sicuri che la situazione sarebbe stata risolta.
Il nostro team, che è stato anche in qualche modo integrato dal più grande esperto di rottura di argini in Italia, il professor Luigi Da Deppo, ordinario di costruzioni idrauliche e fatto venire apposta, tra Natale e Capodanno, dall’università di Padova, si è collocato nella prefettura di Pisa e ha lavorato, appunto, sul ripristino delle capacità di contenimento idraulico del Serchio, sulla pianificazione dell’attività di emergenza e, comunque, sull’organizzazione dei soccorsi nell’area colpita, perché l’Aurelia era inondata d’acqua così come l’autostrada e ovviamente potevamo immaginare che le strade provinciali e comunali fossero in situazioni anche peggiori.
Quindi, abbiamo creato un coordinamento interprovinciale, presieduto dal vicecapo del Dipartimento della protezione civile, e abbiamo cominciato questo lavoro soprattutto a Nodica, la zona del comune di Vecchiano, dove bisognava ripristinare questo argine prima che fosse troppo tardi.
Nel frattempo, i nostri volontari hanno cominciato a parlare con la popolazione e ad informarla di quelle che dovevano essere, soprattutto nei comuni di Viareggio e a Massarosa, le misure da adottare nel caso in cui non fossimo riusciti a ripristinare questo benedetto argine in tempo. Nell’arco di due giorni abbiamo trasportato 10 mila tonnellate di materiale e di massi, con un movimento di macchine, di camion e di mezzi pesanti assolutamente incredibile, lavorando giorno e notte.
Abbiamo portato l’argilla per impermeabilizzare e siamo riusciti a creare questo argine, da noi chiamato «argine provvisionale», che però doveva essere sufficiente per chiudere la rotta e garantire il passaggio di portate di piena che fossero o meno di piena ordinaria.
La regione Piemonte e la regione Emilia Romagna ci hanno fornito idrovore ed altro materiale per la difesa idraulica della zona del consorzio di bonifica, abbiamo aumentato il pompaggio dei due canali che sono quelli che ricevono l’acqua dal lago di Massaciuccoli per portarla verso il mare, quello della Bufalina e quello della Burlamacca e poi abbiamo anche incominciato a preparare i sacchetti di sabbia, perché appunto non sapevamo se ce l’avremmo fatta.
In 48 ore i nostri volontari hanno realizzato e collocato 40 mila sacchetti di sabbia per proteggere soprattutto Torre del Lago e Viareggio da quelle che potevano essere possibili situazioni di emergenza. In questo periodo abbiamo impiegato in quella zona circa 600 uomini del sistema di protezione civile nazionale, 200 volontari, 55 vigili del fuoco, circa 180 rappresentanti di carabinieri, polizia e guardia di finanza, 150 delle Forze armate e soprattutto del genio, l’ANAS, Autostrade e tutti gli altri sono stati mobilitati perché dal 31 dicembre sapevamo che ci sarebbero state delle problematiche e delle situazioni di criticità.
Il 1o gennaio abbiamo avuto il passaggio della piena con 500 metri cubi al secondo. Il picco massimo si è registrato alle 18,15 del 1o gennaio con 580 metri cubi al secondo a Vecchiano. La Protezione civile nazionale era lì; il mio vicecapo dipartimento era lì; il sottoscritto era lì presente. Abbiamo trascorso il primo giorno dell’anno sull’argine del Serchio e con soddisfazione abbiamo registrato che l’argine, fatto così di corsa, ha retto, e quindi la situazione lentamente nei giorni successivi è tornata sotto controllo.
Sono state avviate a quel punto tutte le attività di indagine e di verifica dei danni. I nostri ragazzi del volontariato, le squadre dei vigili del fuoco, insieme ovviamente ai cittadini, ai proprietari delle case, ai responsabili delle industrie, dei pastifici, delle strutture che erano state danneggiate dall’alluvione, hanno lavorato e stanno lavorando per ripristinare una condizione di possibile normalità.
Il primo Consiglio di Ministri, che è stato quello del 13 gennaio, ha adottato lo stato di emergenza ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e poi il giorno dopo ho convocato una riunione presso il mio dipartimento, che ha avuto luogo il 15 gennaio alla presenza delle regioni Toscana, Emilia Romagna, Liguria e delle province di Pisa, Lucca, La Spezia, Massa Carrara e Modena, con i prefetti competenti, invitando anche il Ministero dell’ambiente e il Ministero dell’economia, ed abbiamo fatto il punto della situazione.
Abbiamo descritto le iniziative che avevamo in animo di avviare immediatamente, abbiamo disegnato e predisposto l’ordinanza di protezione civile che, di fatto, due giorni dopo, era già pronta ed è stata trasmessa alle tre regioni per avere l’intesa ed abbiamo potuto prevedere un primo stanziamento per la somma urgenza di 20 milioni di euro, che verranno utilizzati quindi per l’indennizzo delle criticità più importanti e maggiori che abbiamo registrato.
Stiamo lavorando con il Ministro dell’economia e con il Ministro dell’ambiente per poter individuare uno stanziamento ovviamente molto superiore, più significativo e più importante che possa consentire di concludere gli interventi di emergenza e di garantire il ripristino delle condizioni di normalità ed anche la messa in sicurezza delle zone che sono state maggiormente colpite. Questo stanziamento richiederà una sua copertura e stiamo lavorando con il Ministro dell’economia per fare questo.
Abbiamo il decreto-legge sull’emergenza dei rifiuti in Campania e sul passaggio di consegne della prima emergenza del terremoto a L’Aquila dal sottoscritto al presidente della regione Abruzzo, che diventa il nuovo commissario. È appena iniziato il suo iter legislativo, quindi bene potremmo inserire in quel decreto-legge l’emendamento che stanzia le ulteriori somme necessarie per garantire piena copertura e risposta alle cittadinanze colpite da questo problema.
Voglio concludere anticipando l’iniziativa che ho in animo di adottare. Dovevo farlo già questa settimana, avevo deciso di farlo prima che il mondo venisse sconvolto dalla tragedia del terremoto di Haiti e, quindi, sono stato costretto a rinviare. Oggi ho volutamente atteso questa seduta per riferirvi e poi vado all’aeroporto per partire per Haiti e andare a vedere che cosa sta succedendo, che cosa l’Italia sta facendo e che cosa può fare di più.
Appena rientrato da Haiti andrò immediatamente a Pisa e incontrerò coloro i quali hanno subito danni nel settore economico, industriale e agricolo, soprattutto nella zona di Vecchiano perché lì sappiamo (lo so, ci ho parlato, li ho visti e li ho incontrati) che molti imprenditori non hanno più nulla. Avevano lavorato, avevano investito, alcuni di loro avevano appena terminato di pagare le apparecchiature e le attrezzature che poi sono state distrutte dalla rotta del Serchio. Li incontrerò e intendo destinare immediatamente una percentuale importante di questa somma di 20 milioni di euro a tutto questo comparto economico, consegnando di fatto ad ognuno un anticipo abbastanza considerevole di soldi che consenta loro di pagare i fornitori e di ripartire immediatamente con le proprie attività, nelle more della definitiva quantificazione dei danni e, quindi, poi degli ulteriori stanziamenti che saranno necessari.
Lo stesso farò con i sindaci, soprattutto quelli della Garfagnana, ovvero quelli che hanno subito i problemi maggiori per il dissesto idrogeologico. Anche a loro avevo detto, in occasione dell’incontro del 27 dicembre nella sala consiliare della provincia di Lucca, di andare avanti con i lavori di somma urgenza, che poi li avrei rimborsati. Quindi, darò loro quota parte di questa somma in modo che possano immediatamente rientrare dalle spese che hanno sostenuto per cercare di proteggere il loro territorio















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